LE POSIZIONI ORGANIZZATIVE NEL COMPARTO SANITA’. Maurizio Danza- Arbitro Pubblico impiego

Le posizioni organizzative introdotte nel Comparto Sanità dal CCNL 1998/2001 del 7 aprile 1999, appaiono come un istituto diverso dalla progressione giuridica di carriera, risultando invece caratterizzate , dall’espletamento di un incarico temporaneo per  una posizione di lavoro richiedente lo svolgimento di funzioni direttive di particolare complessità, o di attività altamente specializzate,di elevata autonomia ed esperienza. In particolare si soffermano su detta figura gli artt. 20 e 21 del contratto nazionale suindicato .A ben vedere la prima disposizione reca da una parte,la definizione di posizioni organizzative e di “graduazione delle funzioni”. A tal proposito il co. 1 prevede infatti che “le aziende ed enti, sulla base dei propri ordinamenti e delle leggi regionali di organizzazione ed in relazione alle esigenze di servizio, istituiranno posizioni organizzative che richiedono lo svolgimento di funzioni con assunzione diretta di elevata responsabilità”. Il successivo co.2., invece chiarisce in quali settori possono essere istituite le predette posizioni prevedendo che” le posizioni organizzative, a titolo esemplificativo, possono riguardare settori che richiedono lo svolgimento di funzioni di direzione di servizi, dipartimenti, uffici o unità organizzative di particolare complessità, caratterizzate da un elevato grado di esperienza e autonomia gestionale ed organizzativa o lo svolgimento di attività con contenuti di alta professionalità e specializzazione, quali ad esempio i processi assistenziali, oppure lo svolgimento di: attività di staff e/o studio; di ricerca; ispettive di vigilanza e controllo; di coordinamento di attività didattica”. Il co.3 invece, regolamenta la “graduazione delle funzioni” prevedendo che”la stessa è definita da ciascuna azienda o ente in base a criteri adottati per valutare le posizioni organizzative individuate e che nella stessa “graduazione” , le aziende ( ed enti) tengono conto, a titolo esemplificativo, di ben cinque elementi (anche integrandoli con riferimento alla loro specifica situazione organizzativa) rispettivamente costituiti, dal livello di autonomia e responsabilità della posizione, anche in relazione alla effettiva presenza di posizioni dirigenziali sovraordinate ( cfr. lett. a) ; dal grado di specializzazione richiesta dai compiti affidati ( cfr. lett.b) ;  dalla complessità delle competenze attribuite ( cfr. lett. c); dalla entità delle risorse umane, finanziarie, tecnologiche e strumentali direttamente gestite ( cfr. lett. d); dalla valenza strategica della posizione rispetto agli obiettivi aziendali ( cfr. lett.e) . Il successivo art. 21- intitolato “affidamento degli incarichi per le posizioni organizzative e loro revoca ed indennità di funzione “, nel testo risultante a seguito delle modifiche operate dall’art. 11 del CCNL 2000-2001( biennio economico 20 settembre 2001), prevede al primo comma che “ le aziende o enti formulano in via preventiva i criteri generali per conferire al personale indicato nel co.2 gli incarichi relativi alle posizioni organizzative istituite. Nel c.2 stabilisce che” per il conferimento degli incarichi le aziende o enti tengono conto – rispetto alle funzioni ed attività prevalenti da svolgere – della natura e caratteristiche dei programmi da realizzare, dei requisiti culturali posseduti, delle attitudini e della capacità professionale ed esperienza acquisite dal personale, prendendo in considerazione tutti i dipendenti collocati nella categoria D”. In sostanza la norma a seguito della modifica indicata, esclude dall’area dei soggetti di potenziale conferimento delle posizioni organizzative, il personale appartenente alla categoria C, avendo infatti l’art 11 del CCNL 2000-2001, operato proprio l’abrogazione dell’ultimo inciso dell’art .21 c.2. Se da una parte però come detto, restringe l’ambito soggettivo, lo stesso art.11 al c. 4., opera invece un ampliamento dei soggetti interessati alla posizione organizzativa, prevedendo espressamente che” le posizioni organizzative possano essere conferite anche al personale di cui all’art.10, e cioè a coloro cui sia affidata la “funzione di coordinamento”, secondo criteri definiti in contrattazione integrativa. Nel successivo co.3 si rinviene poi, la regolamentazione delle procedure di conferimento e il sistema di retribuzione della funzione attraverso la previsione di una “specifica indennità”. A tal proposito la norma dispone che “gli incarichi sono conferiti con provvedimento scritto e motivato e, in relazione ad essi, è corrisposta l’indennità di funzione prevista dall’art.36, da attribuire per la durata dell’incarico.”I successivi co.4 e co.5 prevedono, rispettivamente, l’attività di valutazione “annuale” degli obiettivi attribuiti alla posizione organizzativa e la definizione dei criteri: a tal proposito “ il risultato delle attività svolte dai dipendenti cui siano stati attribuiti incarichi di funzione è soggetto a specifica e periodica valutazione di cadenza non inferiore all’anno. La valutazione positiva dà anche titolo alla corresponsione della retribuzione di risultato”;e  “a tal fine le aziende e gli enti determinano in via preventiva i criteri che informano i predetti sistemi di valutazione da gestire attraverso i servizi di controllo interno o nuclei di valutazione”.( cfr. co.5). Di particolare interesse il contraddittorio, previsto in caso di valutazione negativa dai successivi co.6  e co.7: il primo prevede che“ in caso di eventuale valutazione negativa, gli organismi di cui al comma 5, prima della definitiva formalizzazione, acquisiscono in contraddittorio le considerazioni del dipendente anche assistito da un dirigente sindacale o da persona di sua fiducia; il secondo ( co .7), che “ l’esito della valutazione periodica è riportato nel fascicolo personale dei dipendenti interessati e che di esso si tiene conto nell’affidamento di altri incarichi“( cfr. lett.te co.6 art 21). La norma prevede poi la revoca dell’incarico e le conseguenze di tipo giuridico ed economico; ed infatti il co.8 reca che” La revoca dell’incarico comporta la perdita dell’indennità di funzione da parte del dipendente titolare. In tal caso il dipendente resta inquadrato nella categoria di appartenenza e viene restituito alle funzioni del proprio profilo mantenendo il trattamento economico già acquisito ai sensi dell’art. 35 ed ove spettante quello dell’art. 36, co. 3”. In riferimento poi alle attribuzioni in tema di disciplina della materia, lo stesso CCNL 1998/2001 all’art.6 prevede che la posizione organizzativa, venga definita attraverso lo strumento della concertazione. A tal proposito la lett.”B” in base al quale “la concertazione  è,  prevista per l’attuazione del sistema classificatorio in ordine alla definizione dei criteri e modalità di valutazione delle posizioni organizzative e la relativa graduazione delle funzioni,di cui all’ art. 20; conferimento degli incarichi relativi alle posizioni organizzative e loro valutazione periodica,di cui all’art. 21 “. Ciò detto, appare difficile credere che la disciplina delle “posizioni organizzative” allo stato attuale, possa restare immutata,così come definita dalle norme del contratto nazionale suindicate, dopo l’ampio intervento di riforma del pubblico impiego operato dal D.lgs.n.150/2009 ( c.d. riforma Brunetta), nonchè dai provvedimenti emanati anche recentemente, che testimoniano una profonda revisione dei rapporti di forza tra legge e contratto, a vantaggio del potere di organizzazione e gestione unilaterale del personale della pubblica amministrazione, per effetto di una riscrittura degli artt. 5 e 40 del D.lgs.n.165/2001. Quanto al sistema di finanziamento della posizione organizzativa, anche il recente art. 9 c.1 del CCNL 2008/2009 del 31 luglio 2009 ( c.d. biennio economico) ha confermato il fondo per il finanziamento delle fasce retributive, delle posizioni organizzative, del valore comune delle ex indennità di qualificazione professionale e dell’indennità professionale specifica, di cui all’art.10 del CCNL 10 aprile 2008. 

 Maurizio Danza- Arbitro Pubblico impiego Lazio

 

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