IL DIRIGENTE NEL NUOVO CODICE DI COMPORTAMENTO DEI DIPENDENTI PUBBLICI

Di Maurizio Danza Arbitro del pubblico impiego

 

Come è noto il Consiglio dei Ministri in data 8 marzo 2013 ha approvato con decreto n.72 in via definitiva, il codice di comportamento dei dipendenti pubblici in ottemperanza al nuovo art.54 del D.lgs.n.165/2001, sostituito dall’art.1 c.44 della L.n.190 del 6 novembre 2012. Tale codice consistente in diciotto articoli, sembra contenere in primo luogo principi più rigidi rispetto al testo previgente nella pubblica amministrazione, applicabili a tutti i pubblici dipendenti  nonchè ai dirigenti e ai consulenti degli organi politici e ai collaboratori e consulenti della PA e ai suoi fornitori a qualunque titolo. Oltre al richiamo dei principi generali di  integritàcorrettezza, buona fede, obiettivitàtrasparenza,  equità e ragionevolezza, e del rispetto dei doveri costituzionali di diligenzalealtàimparzialità e servizio esclusivo alla cura dell’interesse pubblico, il codice prescrive tutta una serie di obblighi, divieti e doveri minimi la cui violazione integra comportamenti contrari ai doveri d’ufficio ed è fonte di responsabilità accertata all’esito di procedimento disciplinare. A ben vedere una delle novità previste nella norma di principio del codice è la istituzione di una sezione specifica per la dirigenza pubblica, che si pone nella scia della riforma operata già con il D. lgs. n.150/2009  con lo scopo di accentuare il processo di responsabilizzazione della dirigenza pubblica. In tal senso lo stesso art.1 c.1 dell’art.54 rinnovellato, che nell’ attribuire al Governo” la definizione delle norme di comportamento al fine di assicurare la qualità dei servizi, la prevenzione dei fenomeni di corruzione, il rispetto dei doveri costituzionali di diligenza, lealtà, imparzialità e servizio esclusivo alla cura dell’interesse pubblico,”prevede una specifica sezione dedicata ai doveri dei dirigenti, articolati in relazione alle funzioni attribuite”; la stessa disposizione nel co. 6 prevede un ulteriore applicazione, nei confronti dei dirigenti, della responsabilità per culpa in vigilando in merito alla applicazione dei principi espressi nel codice,affermando espressamente che” sull’applicazione dei codici di cui al presente articolo vigilano i dirigenti responsabili di ciascuna struttura, le strutture di controllo interno e gli uffici di disciplina”. Non desta sorpresa dunque, che il nuovo codice recentemente approvato, nell’art. 13 contenga appunto, “le disposizioni particolari per i dirigenti”, subito definendo nel comma 1, l’ambito soggettivo di applicabilità dei principi, li dove stabilisce che” le norme del presente articolo si applicano ai dirigenti, ivi compresi i titolari di incarico ai sensi dell’articolo 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001 e dell’articolo 110 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ai soggetti che svolgono funzioni equiparate ai dirigenti operanti negli uffici di diretta collaborazione delle autorità politiche, nonché ai funzionari responsabili di posizione organizzativa negli enti privi di dirigenza”. Nel successivo co.2 stabilisce poi anche taluni parametri di valutazione delle prestazioni dei dirigenti pubblici in relazione all’ incarico, prevedendo che il dirigente svolga con diligenza le funzioni ad esso spettanti in base all’atto di conferimento dell’incarico, perseguendo gli obiettivi assegnati e adotta un comportamento organizzativo adeguato per l’assolvimento dell’incarico”. Di particolare interesse poi il terzo comma che obbliga il dirigente a presentare una dichiarazione, prima di assumere l’incarico,non solo in riferimento al potenziale conflitto di interesse con la funzione pubblica che è chiamato a svolgere, frutto evidentemente del recepimento dei principi della legge anticorruzione, ma anche in merito alla propria situazione patrimoniale[1].

In realtà anche il co.4 in qualche modo attiene ai parametri della prestazione richiesta al dirigente nella parte in cui richiede al medesimo che” deve assumere atteggiamenti leali e trasparenti e adottare un comportamento esemplare e imparziale nei rapporti con i colleghi, i collaboratori e i destinatari dell’azione amministrativa”. Nei successivi commi 5, 6 e 7 il codice si sofferma invece sui rapporti tra dirigente e i suoi collaboratori ,atteso che in primis gli attribuisce il dovere di curare, tra l’altro” il benessere organizzativo nella struttura a cui è preposto”, assumendo iniziative finalizzate alla circolazione delle informazioni, alla formazione e all’aggiornamento del personale ( cfr.co.5). Quanto al tema della formazione si noti la stretta dipendenza con l’art.54 co.7 del D.lgs n.165/2001 prevedente che” le pubbliche amministrazioni verificano annualmente lo stato di applicazione dei codici e organizzano attività di formazione del personale per la conoscenza e la corretta applicazione degli stessi. Nel co.6. il codice si sofferma invece,sui criteri di organizzazione del lavoro con particolare riferimento alla distribuzione dei carichi e degli incarichi, stabilendo che” il dirigente assegna l’istruttoria delle pratiche sulla base di un’equa ripartizione del carico di lavoro, tenendo conto delle capacità, delle attitudini e della professionalità del personale a sua disposizione, affidando gli incarichi aggiuntivi in base alla professionalità e, per quanto possibile, secondo criteri di rotazione. Il successivo co.7 si incentra invece sul rapporto tra riunioni e orario di lavoro dei propri collaboratori prevedendo che “nello svolgimento dell’attività, il dirigente fissa le riunioni che prevedono la presenza dei collaboratori tenendo conto delle flessibilità di orario accordate e dei permessi orari previsti da leggi, regolamenti e contratti collettivi, assicurando la tendenziale conclusione delle stesse nell’ambito dell’ordinario orario di lavoro. Nel co.8 è rinvenibile poi un principio che appare specificazione dell’obbligo della valutazione espresso nell’art.17 c.1 lett. e bis) del D.lgs n.165/2001, e che in realtà fissa le solo  finalità della valutazione del personale. In realtà la norma del codice nel prevedere che “il dirigente svolge la valutazione del personale assegnato alla struttura cui è preposto con imparzialità e rispettando le indicazioni ed i tempi prescritti, aggiunge un ulteriore elemento che descrive l’adempimento consistente nella “imparzialità”.Nel co.9 rinveniamo un principio che appare certamente attuazione delle disposizioni in tema di procedimento disciplinare già formulate nel D.lgs n.165/2001. Ed infatti, la prima parte della norma, nella misura in cui sollecita il dirigente “ad intraprendere con tempestività le iniziative necessarie ove venga a conoscenza di un illecito, attiva e conclude, se competente, il procedimento disciplinare, ovvero segnala tempestivamente l’illecito all’autorità disciplinare, prestando ove richiesta la propria collaborazione e provvede ad inoltrare tempestiva denuncia all’autorità giudiziaria competente in caso di illecito amministrativo o penale”, lo richiama alle specifiche responsabilità già formulate nell’art.55 sexies co.3 del Dlgs n.165/2001 e gravide di conseguenze disciplinari, ascrivibili all’area della sospensione dal servizio e privazione della retribuzione fino a tre mesi. Infine degna di nota la previsione di cui al co.10 secondo cui” il dirigente difenda anche pubblicamente l’immagine della pubblica amministrazione”e che rappresenta senza dubbio, un richiamo forte alle sue responsabilità nella qualità di rappresentante dell’ufficio pubblico ricoperto.

 

 


[1] co3. Il dirigente, prima di assumere le sue funzioni, comunica all’amministrazione le partecipazioni azionarie e gli altri interessi finanziari che possano porlo in conflitto di interessi con la funzione pubblica che svolge e dichiara se ha parenti e affini entro il secondo grado, coniuge o conviventi more uxorio che esercitano attività politiche, professionali o economiche che li pongano in contatti frequenti con l’ufficio che dovrà dirigere o che siano coinvolti nelle decisioni o nelle attività inerenti all’ufficio. Il dirigente fornisce le prescritte informazioni sulla propria situazione patrimoniale e le dichiarazioni annuali dei redditi soggetti all’imposta sui redditi delle persone fisiche.

 

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